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BREVE STORIA DEL RISORGIMENTO NEI 7 COMUNI - Parte 2


Il 1848
Passarono gli anni e la "crema" della gioventù Altopianese frequentava il Seminario o l'Università di Padova, focolai d'irredentismo. A distanza di 40 anni da quel triste 1809, sull'intera Europa passò una ventata di idee di libertà e autodeterminazione dei popoli. Tra gli studenti dell'Ateneo Padovano che nel 1848 si ribellano agli Austriaci figurano l'Avv. Vescovi, il Pertile , il Prof. Agostini di Enego , l'Ing. Lobbia… Qui si stamparono il 27 marzo di quell'anno manifesti e volantini con un appello ai "FRATELLI COMPATRIOTTI DEI SETTE COMUNI", invitandoli alla ribellione per l'unità d'Italia e contro l'oppressione austriaca.

Venezia proclama la Repubblica, mentre anche sull'Altopiano le campane suonano a storno per il richiamo alle armi, ove viene organizzato un piccolo esercito di volontari (circa 1000 uomini): i "Crociati della Legione cimbrica" . Altri personaggi si distinguono come il Mons. Poletto in quel di Enego, comune che si distingue particolarmente nel sostegno dei "Crociati", pagandone poi il fio (l paese fu saccheggiato e incendiato; non si sa quanti furono i morti); ad Asiago Domenico Bortoli (diverrà Arciprete), l'arciprete in carica ad Asiago Mons. Martini di Gallio, gli avvocati Giulio Vescovi e Giulio Benetti; G: Battista Brazzale, don Giovanni Mosele (v. oltre) e altri, tanti altri.
Fatti di eroismo, di spregio del nemico, di generosità verso Venezia, dove a soccorrere Daniele Manin nella battaglia di forte Marghera si distinguono i nostri "Crociati" sono davvero tanti.
Ma non posso in quest'occasione di fare a meno di raccontare un particolare accadimento di quell'anno 1848 che, causato dalla volontà dei Sette comuni, ebbe effetto sull'intera Regione.

L'opposizione dei Sette Comuni al referendum del 1848 per "passare coi Piemontesi"
Accadde che in quel 1848 nobili e borghesi del vicentino decidessero, nel vuoto di potere formatosi dopo le insurrezioni, di indire un referendum per l'annessione al Piemonte. "Dall'altopiano dei Sette comuni avevano aperto i registri solo Enego e Gallio. Gli altri comuni dell'Altopiano vi si erano rifiutati. Perché?… Alla partenza degli austriaci tutti i comuni dell'Altopiano, come gli altri della Provincia, si erano dati alla organizzazione di compagnie locali di guardie civiche… Quando però seppero che il Governo provvisorio di Vicenza aveva fatto atto di adesione a Venezia per la città e il territorio, i Sette comuni – quasi organismo sociale depositario di una sua sovranità – decisero di mandare anch'essi una delegazione a Venezia a fare atto di adesione "in proprio" alla risorta Repubblica.

…Devoti alla Repubblica di S. Marco per consuetudine secolare nella buona e nella avversa fortuna; lodati spesso e premiati della abituale fedeltà dalla concessione di privilegi e prerogative ampie e molteplici, al giungere del decreto del Comitato vicentino relativo alla consultazione popolare per l'unione col Piemonte, quelli alpigiani rimasero doppiamente sorpresi; e perché non potevano subire ordini da Vicenza – essi che intendevano far capo unicamente a Venezia - e perché si pretendeva da loro qualche cosa che era come una defezione e un tradimento di fronte alla restaurata Repubblica... si consultarono perciò a lungo, e decretarono di mettere da una parte e istruzioni e decreto e registri, lasciando tempo al tempo.

Vicenza attendeva il risultato della votazione… Ma il 3 giugno… giunse a Vicenza il sacerdote d. Giovanni Mosele quale "messo straordinario" del Comitato distrettuale di Asiago con un messaggio… Esso diceva:

Alla …sede del Comitato Vicentino, c'erano soltanto il Verona e Sebastiano Tecchio; quest'ultimo nell'apprendere che ad Asiago non si erano nemmeno aperti i registri, montò su tutte le furie, inveendo contro i responsabili e contro il loro rappresentante lì presente. Il Mosele… rimase allibito e fu preso da costernazione.. E perciò lì per lì non trovò di meglio da fare che redigere una regolare protesta al Governo veneto" La protesta naturalmente conteneva anche la narrativa dei fatti, ricordando come il Tecchio avesse gridato ingiuriosamente contro il rappresentante dei Sette Comuni, i cui abitanti furono chiamati "ribelli, contrabbandieri, ingrati, indegni del nome italiano", senza riguardo alcuno né per l'abito talare del Mosele, né per la sua funzione di ambasciatore: "né al diritto delle genti che un messo pubblico deve essere rispettato come usarono anche le più barbare nazioni". Concludeva nella sua protesta inviata a Venezia, il Mosele, ricordando di esser stato preso a spintoni, minacciato del carcere, impedito di profferire parola.

"La cosa aveva tosto un seguito…in via diplomatica. Il Governo veneto il giorno 4 riceve la protesta del Mosele. Seduta stante ne manda copia al Comitato vicentino invitandolo, con una lettera firmata dal Manin e scritta in termini piuttosto energici, a dare spiegazioni sul fatto: < darete informazioni se il fatto asserito sia vero, se lo sia nei termini ivi indicati e quali fossero le cagioni che lo produssero o che possono giustificarle e tale spiegazioni vi piaccia di farci riservatamente e con sollecitudine pervenire> Risponde il Comitato vicentino "con una lettera a mezze tinte, in cui il Mosele appare più soggetto delle offese che oggetto"

L'incidente si chiude così ma non il fatto politico, perché Venezia interviene a dar ragione al comportamento dei Sette Comuni. Infatti, con lettera inviata agli stessi e che nella minuta porta le autorevolissime firme di Daniele Manin e Niccolò Tommaseo, si dice.: .

Sebastiano Tecchio (è la stessa persona riferita nei fatti di sopra narrati), una volta divenuto Presidente del Senato del Regno d'Italia, proporrà per la medaglia d'oro non solo la Città di Vicenza, ma anche la Legione Cimbrica .

Quel 1848 non resterà un episodio della storia risorgimentale dei Sette Comuni e della Nazione: altri ancora se ne avranno, sino alla definitiva annessione del Veneto all'Italia: dalle provocazioni nelle cerimonie pubbliche di festeggiamento del compleanno dell'Imperatore d'Austria (es: palle di "lomp", con infisse bandierine tricolori, lanciate sul campanile del Duomo di Asiago, affinché non potessero essere staccate se non con lunghe scale e pertiche), alle diserzioni all'autolesionismo per evitare il servizio militare nell'esercito Austriaco, sino a quel sacerdote di Asiago (il nome purtroppo è rimasto ignoto) che, invitato a cantare il Te Deum per l'incoronazione di Francesco Giuseppe esclama: il Te Deum per gli usurpatori ed i ladri non lo canterò mai! Verrà esiliato.

Il Progetto di insurrezione Mazziniano del 1864
Al progetto di una rivoluzione del Veneto, organizzata dai mazziniani ed osteggiata dai Savoia, che doveva scoppiare proprio partendo dall'Altopiano, nel quale si sarebbe concentrata una forza di circa 4.000 uomini.


RACCONTI STORICI di Giancarlo Bortoli

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- Breve storia del Risorgimento nei Sette Comuni - Parte 2
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