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Olmi: "In ginocchio davanti agli stranieri"
"Il Villaggio di Cartone", nuovo lavoro del regista che da tempo vive ad Asiago, riscuote l'attenzione di critica e pubblico alla Mostra del Cinema di Venezia

Olmi: "In ginocchio davanti agli stranieri"
 | Ermanno Olmi, già Leone d'Oro alla carriera, torna a Venezia con il suo ultimo lavoro che ha subito suscitato grande attenzione da parte di critica, stampa e pubblico. Il regista bergamasco che vive da anni ad Asiago sull'Altopiano dei Sette Comuni, nel Veneto, ha presentato fuori concorso un film sull'accoglienza, “Il Villaggio di Cartone”, che verrà proiettato nelle sale di tutta Italia dal prossimo 7 ottobre.

È un film ambientato in prevalenza all'interno di una chiesa in abbandono, con un prete che si rifiuta di lasciare l'edificio. E questa chiesa, per Olmi, diventa la casa dell'accoglienza, il luogo concreto dove praticare la vera carità cristiana, spesso dimenticata dagli stessi praticanti cattolici. Rimossi crocifisso e tutti gli orpelli d'arredo sacro, la chiesa sconsacrata diventa finalmente utile davvero, trasformandosi in un rifugio per i bisognosi senzatetto.

Sono proprio loro, i reietti e i dimenticati, gli ultimi, quelli indicati come i "migliori" da Cristo, che nella realtà di questi anni vengono sistematicamente rifiutati, ignorati e allontanati da tanti cristiani. Quegli stessi cristiani sostenitori delle proprie radici religiose come importanti simboli di identità culturale, che ignorano poi le più elementari regole di rispetto verso gli altri, mascherando la propria ignoranza e il proprio razzismo dietro a presunte ragioni di sicurezza.

Se la critica contenuta nel film fosse giunta da voci laiche o addirittura opposte al mondo cattolico, forse la bacchettata di Olmi non avrebbe sortito lo stesso effetto. E su questo Olmi specifica: "Non mi considero propriamente un cattolico, bensì un uomo che tende a esser cristiano, nel senso che non sempre si riesce a esserlo davvero". E su questo punto il regista lancia un appello: "I cattolici si ricordino di essere cristiani".

Un Olmi che prende la scena, con la forza delicata del suo pensiero e l'esperienza dei suoi ottant'anni, senza peli sulla lingua, sincero e profondo come sempre, con un'assoluta semplicità di linguaggio propria del grande comunicatore. Il messaggio forte che ne esce, quasi un sunto estremo di questo suo ultimo lavoro, è un'altra affermazione del Maestro: "non bisogna inginocchiarsi davanti al crocifisso, che è solo un simulacro di cartone, ma verso chi soffre, come gli stranieri, gli emarginati, i drogati!".

Nei confronti della Chiesa cattolica Olmi ha lanciato un'ulteriore frecciata: "La Chiesa dovrebbe ricordarsi più spesso i dettami del cristianesimo". Insomma, un intellettuale come Ermanno Olmi, che nella sua lunga e ricca attività cinematografica ha sempre legato i propri lavori al pensiero cristiano, ha sferrato un fortissimo colpo a Chiesa, preti e praticanti vari. Con l'intento di migliorare, di stimolare un dibattito aperto che permetta di aprire gli occhi e di dar spazio all'indispensabile accettazione di chi ha storie e origini diverse.

Anche se è evidente a tutti l'incongruenza di coloro che "predicano bene ma razzolano male", era necessario che una voce autorevole e credibile come quella del Maestro si facesse sentire. E lo ha fatto nel modo migliore. Togliendo materialmente - nel racconto del film - tutto ciò che è elemento di facciata, feticcio da adorare per ottenere chissà quale grazia. E aggiungendo quello che era più naturale e ovvio: le persone e la loro dignità, il dono della protezione e il calore di una parola di conforto.

Una grande lezione di umanità, quella di Olmi, che purtroppo passerà inosservata agli occhi di molti personaggi di casa nostra. Quelli che magari dicono "è solo un film, la realtà è diversa". Ma nella storia del mondo sono le grandi opere che esaltano il pensiero dell'Uomo, che influiscono sui suoi comportamenti, che fanno crescere lo spirito e la civiltà. Non certo le leggi e i decreti.


Giuliano Dall'Oglio





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