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Gli hotel della montagna a rischio chiusura
È l'allarme lanciato durante l'incontro con la Regione tenutosi a Belluno venerdì 24 febbraio

Gli hotel della montagna a rischio chiusura
 | «Se l’estate andrà come l’inverno, oltre la metà degli alberghi fallirà. Colpa sia di una cattiva imprenditoria, ma anche di una mancata politica turistica». A lanciare l’allarme è il presidente di Federalberghi Gildo Trevisan, venerdì 24 febbraio nella Sala degli affreschi della Provincia di Belluno per partecipare, insieme agli altri rappresentanti dei consorzi turistici e dei gestori degli impianti del territorio, a un incontro organizzato dalla Regione in cui si è parlato di montagna e dei problemi della stagione invernale in corso.

Assente l’assessore regionale Marino Finozzi, la mattinata è stata condotta dal dirigente regionale Paolo Rosso e da Gianpietro Zannoni e Paolo Giopp di Veneto Sviluppo. Un’occasione per gli operatori del settore turistico di portare alla luce le emergenze del territorio. «Emergenze strutturali», precisa Trevisan, «non certo dovute soltanto alla mancanza di neve di questa stagione. Ammesso si superi l’inverno, l’estate non si annuncia positiva. C’è tempo al massimo uno o due mesi per trovare i meccanismi tali affinché le realtà alberghiere non entrino in sofferenza con gli istituti bancari e perché una parte di rate dei mutui contratti possa essere in parte finanziata».

E il presidente di Federalberghi ha ricordato che a Veneto Sviluppo era già stato chiesto un incontro sulle moratorie regionali sui mutui. «Il treno del turismo», aggiunge, «si basa su due assi: ricettività degli alberghi e comparto impiantistico. Forse alla Regione andrebbe bene che in provincia ci fossero 5-6 grosse società di capitale. Ma la realtà è che il nostro comparto turistico-alberghiero è fatto di microimprese, aspetto che non deve essere dimenticato». «Mi auguro che la montagna smetta di essere considerata come luogo in cui non si porta niente ma si va solo a prendere», chiosa Trevisan.

Maggiori garanzie dal punto di vista finanziario è la richiesta di Gino Mondin, alla guida del Consorzio Dolomiti. «I tagli sono stati drastici, qualcosa bisogna fare. Come Consorzi dobbiamo dare garanzie alla Regione, ma poi per avere i soldi ci vogliono anni».
«È dal 1987-88 che spieghiamo che gli impianti hanno dovuto pagare per “far neve”», aggiunge Giovanni Valle, «se in questi 20 anni le stagioni sono andate bene è stato perché abbiamo fatto investimenti, che hanno però tolto le risorse per altri futuri. L’unico aiuto è stato quello della legge 140, che ha fatto arrivare in provincia 20 milioni di euro».

E la soluzione a tutti i problemi, evidenzia Valle, non arriverà certo con i campionati del mondo 2017, «visto che per il momento non c’è nessun progetto sulla ricettività, ma solo sulle due piste dove si svolgeranno le gare. Nulla cambierà se continuerà a mancare una politica turistica in cui ci siano delle programmazioni vere, anche a lungo termine. Questo chiediamo alla Regione».

Da parte sua Renzo Minella, presidente Anef Veneto, ha messo in luce la necessità che le imprese funiviarie inizino seriamente a fare rete. «Insieme a Condindustria», commenta, «siamo disponibili a mettere in piedi una “task force” e ad aiutare le nostre imprese a preparare i documenti che possono servire per usufruire degli strumenti finanziari offerti dalla Regione».

(Martina Reolon - Corriere delle Alpi)





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