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Asiago, il duo Brancher-Bonet e il fondo degli sprechi
Faraonici progetti di piste da sci da milioni di Euro

Asiago, il duo Brancher-Bonet e il fondo degli sprechi
 | Lo avevamo lasciato a Montecitorio, ministro-speedy gonzalez al federalismo, il più veloce della storia repubblicana: appena 17 giorni in carica, costretto alle dimissioni per procedimenti giudiziari legati allo scandalo Antonveneta (condanna definitiva a due anni per ricettazione). Ora lo ritroviamo sull’Altopiano di Asiago: il suo nome è legato a un faraonico progetto di piste da sci da realizzare con fondi trentini e bolzanini, tagliando 63 ettari di foreste.

Aldo Brancher, potente deputato veronese del Pdl, un passato da prete e poi una carriera in Fininvest, non smette di stupire. Proprio in questi giorni il suo nome si trova, nelle cronache politico-giudiziarie, legato a quello di Stefano Bonet, imprenditore di San Donà di Piave al centro della bufera che ha travolto il tesoriere (dimissionario) della Lega Francesco Belsito, fino a portare alle clamorose dimissioni del leader Umberto Bossi.

Ma andiamo con ordine. Tutto ha inizio con i referendum in cui nel 2007 Asiago e gli Otto comuni dell’Altopiano chiedono di staccarsi dal Veneto per annettersi al Trentino, ricca provincia a statuto speciale. Trento dice di no, ma la cosa non finisce lì: nel gennaio 2011 il governo Berlusconi istituisce l’ente parastatale Odi, “Organismo di indirizzo”, con presidente Aldo Brancher, sede a Verona, 15 dipendenti “prestati” dal Ministero delle finanze e un gruzzoletto di ben 80 milioni all’anno da spendere. Dove? Ma al nord, ovviamente, anzi a nord-est: nei comuni di montagna “ribelli”, al confine con il Trentino e l’Alto Adige.

I soldi li mettono le province di Trento e Bolzano, i progetti devono essere presentati dai comuni e sono valutati dalla Cap, “Commissione autorizzazione progetti”, lottizzata per bene: a presiederla è Brancher stesso (Pdl), al suo fianco ci sono Mattia Losego (Giovane Italia, cioè Pdl), Daniele Molgora (deputato della Lega Nord) e Maurizio Facincani (Udc). Del doppio incarico (deputato e componente dell’Odi) si è occupata la Giunta delle elezioni della Camera, che il 14 marzo a maggioranza ha decretato che l’incompatibilità non sussiste. E le nubi su Odi non finiscono qua: è notizia di ieri che, fra i consulenti di cui si serve l’ente, c’è Stefano Bonet, l’imprenditore indagato con Belsito per truffa ai danni dello stato, riciclaggio e appropriazione indebita.

Ma che c’entra tutto ciò con il verde Altopiano? Il nesso è in un progetto approvato nel giugno 2011 dalla giunta comunale asiaghese guidata da Andrea Gios, e che è in fila per accedere ai finanziamenti del “fondo Brancher”. Un nuovo comprensorio sciistico per collegare le Melette (Gallio) e Val Maron (Enego) passando per la piana di Marcesina: costo 45 milioni, 11 nuove piste per 12 chilometri, sei impianti di risalita. Sarebbero 82,56 gli ettari di bosco coinvolti, con 63,76 ettari di vegetazione che andrebbe distrutta, secondo la relazione forestale allegata al progetto. Per un settore che, a causa delle nevi invernali sempre più scarse, è in piena crisi: quest’anno le presenze sono crollate dell’80%.

Un gruppo di cittadini aveva segnalato le falle del progetto con una lettera spedita ai media locali, ma mai pubblicata. «La Relazione Tecnica debutta affermando che “la direzione è quella di sviluppare un centro per la pratica dello sci alpino adatta soprattutto agli sciatori di livello medio basso, con piste mediamente piuttosto facili” – si legge nella missiva firmata da Antonio Dalla Palma – La pendenza media delle piste è del 18%. Dove si riesce a trovare un “comprensorio” che progetta piste tutte per sciatori dalle capacità tecniche medio basse? Come sta in piedi sul piano economico una simile singolare progettazione?».

Secondo i critici, insomma, il progetto impiegherebbe un mare di soldi pubblici per un impianto dallo scarso appeal per gli sciatori, e dal forte impatto ambientale. Lo ha denunciato anche Legambiente, che nell’ultima edizione di Festambiente a Vicenza ha dedicato al progetto un dibattito, proponendo di usare quei soldi in opere ambientali.

C’è dell’altro: fra i progetti collaterali, nell’ambito della modernizzazione degli impianti, figura un nuovo collegamento fra il centro di Enego e forte Lisser. L’idea, suggestiva, è quella di una pista che arriva fino in piazza, dove poter sorseggiare uno spritz con lo sci ai piedi. Peccato che, a 800 metri, non nevichi quasi mai. «Se realizzato, questo progetto comporterà nuova perdita di superficie forestale – contesta Dalla Palma – altro sperpero di soldi pubblici e, considerato che l’arrivo a valle non raggiunge gli 800 metri s.l.m, sci in spalla lungo la pista da una certa quota all’arrivo. Il massimo per i praticanti lo sci alpino! Ai tempi del grande James Couttet con gli sci in spalla si saliva; a Enego, in prima assoluta, si scenderebbe».


Giulio Todescan - www.nuovavicenza.it
http://www.nuovavicenza.it/2012/04/asiago-il-duo-brancher-bonet-e-il-fondo-degli-sprechi





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