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Scout di Asiago in Africa: straordinaria avventura
Esperienza unica ed esemplare di nove ragazze e ragazzi che per venti giorni hanno portato il loro aiuto in un villaggio del Kenya

Scout di Asiago in Africa: straordinaria avventura
 | C'è chi scappa dall'Africa, dalla fame e dalla solita guerra. Si percorrono chilometri fino a raggiungere le sponde del Mediterraneo. Si paga il viaggio con soldi raggranellati chissà come e si sale su qualche specie di barcone. Poi, se non si crepa durante il viaggio, si arriva di qua. E il resto lo sappiamo. Respingimenti, paure, incomprensioni. "La presenza di profughi può danneggiare la stagione turistica". Per promuovere il turismo son comode le cose della guerra, le trincee e i forti, i musei e gli ossari... Poi, di fronte a persone che vivono tragedie e fughe da conflitti contemporanei, si chiude la porta.

Ma c'è anche chi non ha paura degli africani, per fortuna.
Sono rientrati ad Asiago qualche giorno fa i nove ragazzi del gruppo Scout Asiago-1. Erano partiti il 7 luglio per Nyandywa, nel Kenya, e sono tornati dopo venti giorni di vera e propria missione. Un'invidiabile avventura progettata con largo anticipo, che ha visto impegnato il gruppo altopianese in importanti attività di animazione e di supporto alla popolazione locale in un piccolissimo villaggio nella regione del Gwassi.

È stata senza dubbio un'esperienza formidabile, quella di Marco Rigoni, coordinatore del gruppo formato da Massimo Dal Sasso, Maria Letizia Rigoni, Leonardo Frigo, Giulia Pretto, Tiziana Rigoni, Arianna Gios, Roberto Rigoni e Marina Dal Sasso. E se i primi tre hanno già superato i vent'anni, c'è da tener conto che gli altri sono ragazzi più o meno maggiorenni; anzi, due di loro hanno solo diciassette anni!

Cosa può aver mosso una "compagnia" di ragazze e ragazzi montanari a spingersi in Africa, fin sulle sponde del lago Vittoria? Soprattutto la voglia di vivere. E con la voglia di vivere, si sa, cresce anche il bisogno di condividere, di portare un concreto aiuto a chi può aver bisogno di una mano. Non tutti la penseranno così, ma chi se ne frega? Fino a che ci saranno persone che proveranno soddisfazione realizzandosi nell'aiutare gli altri, il mondo si reggerà in piedi, in qualche maniera.

E il mondo va avanti grazie a gente con le palle, che non ci pensa due volte a dedicare il proprio tempo lavorando (e studiando!) per metter via qualche Euro, non tanto per farsi un giro ad Amsterdam o a Londra, ma per raggiungere tra mille peripezie una comunità sperduta sotto il sole cocente africano, arrivare là, guardarli in faccia e dire: "Bene, cosa c'è da fare?". Non sono eroi. Non sono gli unici. Ma loro l'hanno fatto.

Da anni gli Scout Agesci partecipano attivamente a quattro progetti promossi dalla Fondazione Brownsea, una Onlus attiva in Africa dagli anni '60. Quello a cui hanno preso parte i nostri otto ragazzi si chiama "Harambee Gwassi". È un progetto di cooperazione e solidarietà, che si pone come obiettivo l'educazione e lo sviluppo delle comunità locali, rispettando usanze e dignità delle persone.

Marco Rigoni e gli altri del gruppo hanno portato in Kenya la loro preziosa esperienza di animatori, tirandosi su le maniche in mille occasioni, contribuendo in maniera tangibile al lavoro quotidiano nel villaggio. Il contatto con i bambini e con gli operatori locali ha sicuramente arricchito interiormente Marco, Massimo, Maria Letizia, Leonardo, Giulia, Tiziana, Arianna, Roberto e Marina. Solo loro possono spiegare tutta la faccenda: quali scelte, quali emozioni, quali soddisfazioni.

Per questo, prossimamente il gruppo organizzerà sull'Altopiano delle serate in cui ognuno racconterà in prima persona la propria esperienza, con il chiaro intento di continuare su questa strada. Così come prima di partire avevano voluto raccogliere i fondi necessari attraverso numerose attività - tra le quali anche la produzione e la vendita di un calendario - ora che hanno raggiunto il loro obiettivo cercheranno di coinvolgere altri ragazzi altopianesi.

In Internet, una pagina Facebook racconta con un diario quotidiano e numerose immagini quello che i nove scout hanno vissuto in questo luglio 2011. Cercatela e leggetevi la spontaneità e l'entusiasmo che ne saltano fuori: "Gruppo Scout Asiago1 - da Asiago a Nyandiwa...il nostro lungo viaggio".

Per fare queste cose ci vuole sì il cuore e il coraggio, ma anche tanto cervello e una sviluppata consapevolezza del mondo che ci circonda, dote assai rara a trovarsi quest'ultima. Marco e gli altri non vogliono nessuna medaglia: il vero premio per loro è l'aver portato un esempio ad altri diciottenni: ci si può divertire un sacco scoprendo il mondo anche in questa maniera.

Giuliano Dall'Oglio





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