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L'Asiagofestival si riconferma evento musicale di primissimo piano
La prestigiosa rassegna musicale e la scrittrice Melania Mazzucco rendono omaggio a Marietta, la figlia del Tintoretto

L'Asiagofestival si riconferma evento musicale di primissimo piano
 | Al suo secondo appuntamento stagionale, l’Asiagofestival, giunto alla sua 45ª edizione, presso il palazzo del Turismo Millepini, offre un tributo in musica e parole a Marietta, pittrice e musicista, figlia prediletta - benché illegittima - del celebre maestro veneziano Jacopo Robusti, detto il Tintoretto (Venezia, 1518- Venezia 1594), ridando così vita e voce, in un ritratto a tuttotondo, a uno dei personaggi femminili più rilevanti del Rinascimento italiano.

La voce narrante di Melania Mazzucco (scrittrice, premio Strega con Vita, 2003), autrice di un dittico dedicato al Tintoretto e alla sua saga familiare - il romanzo "La lunga attesa dell’angelo" (2008, premio Bagutta), e la biografia "Jacomo Tintoretto e i suoi figli. Storia di una famiglia veneziana" (2009, premio Giovanni Comisso per la biografia, premio Benedetto Croce, premio Pozzale-Luigi Russo e premio Palmi per la saggistica), ha saputo illuminare di una rinnovata scintilla vitale gli enigmatici ritratti rimastici di Marietta, in una sorta di violento chiaroscuro - tanto caro proprio al Maestro veneziano - da cui emerge la figura di una donna anticonformista, cresciuta nella bottega del padre in panni maschili e iniziata ai segreti dell’arte pittorica, educata al canto e alla musica - tanto da diventare gemma ambita dal mecenatismo di corte di Filippo II di Spagna, dell’Arciduca Ferdinando e l’Imperatore Massimiliano II d’Austria - ma sacrificata all’amore paterno, costretta così sino alla morte, che la raggiungerà prematuramente a reciderne il talento a soli trent’anni (1590/1591), a un angusto matrimonio con l’oscuro orafo Mario Augusta.

E se, -come spiega la Mazzucco- è questo suo destino di "rosa spiccata prematuramente", questa sua “bella morte”, a far sì che la vicenda biografica della figlia del Tintoretto trascolori presto nella leggenda e vada ad alimentare un florilegio di opere pittoriche e letterarie a lei dedicate che travalicano i secoli fino ai giorni nostri, sono proprio le circostanze poco chiare della sua morte a ispirare all’Autrice una "variazione sul tema": sotto la demiurgica penna della scrittrice romana, l’arido vuoto documentario degli archivi sugli ultimi giorni di vita della figlia del Tintoretto acquista nuovo contenuto e viene colmato da un più ineffabile - ma non per questo meno suggestivo - dialogo delle anime, nell’onirica dissolvenza di un immaginifico soggiorno mantovano durante il quale, proprio allorché le parole si fanno più rarefatte per lasciare respiro a un assordante silenzio delle emozioni, nell’inesorabile venir meno del tempo e delle forze rimaste a Marietta, il pittore si trova a scoprire nel viscerale legame con la figlia un significato esistenziale, quasi soteriologico.

Parole dunque, a ridare forma plastica al fantasma di Marietta, la cui mano si confonde irrimediabilmente nei dipinti - come assorbita in una sorta di simbiosi - con quella del padre, ma anche musica. Grazie infatti all’accorto e sapiente lavoro filologico di Maria Dal Bianco (direttore, titolare della cattedra di Organo complementare e canto gregoriano al Conservatorio L. Marenzio di Brescia) e del Maestro organista clavicembalista e clavicordista Nicola Reniero, volto al recupero e alla parziale ricostruzione delle partiture di madrigali e mottetti composti da Giulio Zacchino (secolo XVI) e conservati presso Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia e alla Biblioteca Apostolica Vaticana di Roma, - alla loro prima esecuzione moderna - , è stato possibile riesumare quelle musiche che Marietta stessa - che del Zacchino fu allieva - dovette aver eseguito.

L’appassionata voce narrante della Mazzucco, capace di restituire nella sua vibrante umanità i moti dell’animo del Tintoretto, alternata alla magistrale esecuzione dei coristi del Coenobium Vocale (coro) e di Nicola Reniero (clavicembalo), diretti da Maria Dal Bianco, ha così permesso di rievocare dal silenzio dei secoli, al Millepini, la poliedrica figura di una donna libera nell’arte, icona anticipatrice di una storia dell’emancipazione femminile che, nel Cinquecento veneziano, era ancora tutta da scrivere.


Michela Rodeghiero

(nell'immagine, autoritratto di Marietta Tintoretto, 1580, Museo degli Uffizi, Firenze)





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