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Bonato dà voce alla terra di Asiago
L'Asiagofestival verso la conclusione

Bonato dà voce alla terra di Asiago
 | La sera del 15 agosto, per il tradizionale concerto tenutosi presso il Duomo di San Matteo di Asiago nel giorno dell’Assunta, è stata eseguita la prima assoluta di "Dar Gasang bon dar Eerde – Il canto della Terra", il trittico composto da Giovanni Bonato, ospite della prestigiosa rassegna concertistica Asiagofestival 2011. Bonato (Schio, 1961) è docente di composizione al Conservatorio di Padova, è un musicista affermatosi sulla scena nazionale e internazionale conseguendo numerosi riconoscimenti.

I tre quadri, tutti dedicati alla Grande Rogazione asiaghese, evento che il compositore frequenta con affetto e partecipazione da molti anni, sono stati commissionati dal Direttore organizzativo del festival, Roberto Brazzale, con l’augurio che questo fosse il Capolavoro del compositore scledense e, infatti, le speranze non sono state disattese: il secondo brano, "Dar Gaist ist heüte kemmet (Lo Spirito è oggi giunto)", tratto da un antico canto di Pentecoste cimbro, composto nel XVIII secolo, si è aggiudicato il Premio Internazionale di Composizione “Reina Sofia 2009”, promosso dalla Music Foundation Ferrer-Salat di Spagna, emozionando gli stessi componenti della giuria e aprendo così uno squarcio nella cerebralità asettica che caratterizza molto spesso la musica contemporanea.

Giovanni Bonato, nel tradizionale e atteso “Incontro col Compositore”, che si è svolto nella Sala Consigliare del Comune di Asiago nella mattinata del giorno 15, ha spiegato come egli, partecipando alla processione che si svolge ogni anno sull’Altopiano il giorno prima dell’Ascensione - compiendo quello che gli asiaghesi sogliono chiamare il “Giro del Mondo”- ami prestare attenzione e cogliere tutte quelle suggestioni sonore che dalla natura e dalla Comunità raccolta in preghiera provengono.

E così, nell’incipit del primo brano, "In armakhot un vrise (In povertà e gelo)", tratto dal canto natalizio seicentesco "Darnàach drài tàuzing jàard" - tanto radicato nella memoria musicale altopianese da essere ancora ben conosciuto - l’intervallo di terza minore Si bemolle / Sol viene trasfigurato nel verso del cuculo, suono intriso di ancestrali simbologie, nell’annuncio del rinnovarsi del ciclo vitale.

Così, ancora, Bonato ha colto la musicalità dei passi della massa processionale in movimento, del ticchettio della pioggia, del sibilo del vento che canta fra le fronde d’abete e del lepido volo di un insetto - trasformato nel secondo brano nel ronzio del violoncello - con la sensibilità di chi, intuendo quell’armonia immanente che permea il Creato, sa tradurre il bisbiglio della Terra in musica percepibile a orecchio umano.

Il pubblico, nel Duomo gremito, si è trovato così immerso nelle vibrazioni acustiche dei cori e dell’orchestra disposti perimetralmente lungo le navate, nella straniante e suggestiva esperienza della tecnica della spazializzazione - tanto amata dal compositore scledense - grazie alla quale le fonti sonore vengono moltiplicate e vanno a intersecarsi, collocate in punti diversi dei luoghi di esecuzione, creando così uno “spazio curvo”, flesso grazie a quella padronanza del tempo che solo la musica detiene.

Barbagli di temi, frammentati, a rincorrersi in echi improvvisi all’interno della chiesa, fino al “liberatorio” ultimo quadro Slegar (Asiaghese), dove la viola di Davide Zaltron, che era stata protagonista del primo brano, il violoncello di Julius Berger (solista del secondo), l’orchestra dell’Accademia Musicale di Schio e i coi del Coenobium Vocale, Ensamble la Rose, Laetetur cor, diretti da Filippo Maria Bressan, trovano definitiva sintesi, accogliendo al loro interno anche la spontanea, profonda religiosità dei cori asiaghesi che abitualmente accompagnano la processione intonando litanie che smarriscono la loro origine in tempi immemorabili.

Un canto corale, olistico, della Comunità in simbiosi con quella sua terra aspra e scarna, con cui ha imparato a convivere “in povertà e in gelo”, memore dell’incarnazione salvifica di Cristo, come sottolinea Sergio Bonato - Presidente dell’Istituto di Cultura Cimbra di Roana - che, a concerto terminato, traducendo l’applauso entusiastico con cui il pubblico ha accolto l’esecuzione, ha commento: “In Paradiso, la nostra Rogazione deve suonare così”.

La sera di questo mercoledì 17 agosto, nel Duomo di Asiago, l'Asiagofestival 2011 si concluderà con l'Omaggio a Venezia di Hansjörg Albrecht, che - tra l'altro - eseguirà all'organo musiche di Monteverdi, Bach, Wagner, Vivaldi e Mozart.


Michela Maria Rodeghiero





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